di stazione in stazione.
io la sera mi addormento e qualche volta sogno perche' voglio sognare.Questi giorni sembrano durare un mese l’uno. Non vedrei l’ora di arrivare a sera, se non fosse che il momento in cui mi sdraio e rimango sola coi miei pensieri non coincide col momento in cui il mio cervello si spegne, ed è il momento più duro della mia giornata.
Ho riflettuto tantissimo in questi giorni. Sono allibita da quanto ho potuto essere egoista, me ne vergogno. Egoista su cose che francamente non mi servono. Dimostrare qualcosa non mi serve. Passare del tempo felice, mi serve. E quello l’ho sempre avuto, e l’ho dato per scontato. Io! Non mi sembra possibile. Ingorda e dipendente, quando potevo accontentarmi di quello che già avevo, che era bellissimo e mi bastava. Sì, mi bastava. Era bellissimo, mi mancava patologicamente quando non l’avevo, ma era perfetto.
Mi sembra tutto così chiaro ora. Ho fatto solo i capricci, e mi dispiace. Ho un problema, e devo risolverlo prima di tutto per me stessa. Ho nascosto la testa nella sabbia per troppo tempo. Mi sto impegnando, sto facendo tante cose da sola, la settimana prossima andrò tre giorni da sola in una delle città che amo di più, mi sto impegnando e nei momenti in cui sono impegnata di più riesco a non pensarci e mi dico che non era poi così inaffrontabile stare da sola. Ma ora come ora lo sono, sola. E quando ci ripenso mi ci sento tutta, sola, fino all’ultimo atomo dei miei alluci.
Vivere nel limbo è terrificante. Non sapere, e temere che questa diventi la mia quotidianità, è terrificante. Pensare di aver rovinato tutto per un momento di maggior debolezza presa dallo stress, è terrificante. Pensare di perdere tutto quello di bello che c’era, e quello che ci sarebbe ancora stato, è terrificante.
Voglio imparare a stare bene da sola, e mi sto già impegnando a farlo, ma preferirei farlo con uno scopo in più.
E non uno scopo qualsiasi, ne avevo uno nella vita, non l’ho più, e quello voglio.
A volte si scappa solo perché si vorrebbe essere inseguiti.
Vorrei smettere di sentirmi in altalena.
Ho bisogno di fare due passi in spiaggia, mangiare una piadina e tornare a casa.
Riflessioni viaggerecce.
Ho iniziato a viaggiare tardi.
Diciamo che viaggio seriamente grosso modo da quando sono indipendente, e più che mai quando sono andata a vivere da sola.
Ora che rientro da un viaggio, realizzo più che mai che ho perso un posto dove rientrare che il mio cuore chiami veramente casa. Avevo quella sensazione livida di separazione le prime volte che tornavo nella mia vecchia stanza, mi sembrava di essere andata a dormire da un’amica per un sacco di giorni.
Pian piano si è richiuso l’ombelico residenziale, ma non ho piantato le radici veramente da nessuna parte, e ora non so dove dovrei metterle.
In realtà non riesco neppure a capire quanto siano lunghe.
Il che per certi versi mi sembra un bene, per altri mi deprime.
Succedono cose nella tua vita. Succedono catastrofi naturali e allagamenti e terremoti di cui io non so nulla, se non solo che ti portano via da me. Tu corri fuori a controllare, e io non so nemmeno dove sia questo fuori: so solo che mi dici “esco fuori a controllare che pare si stia allagando tutto” e questo per me significa che non avrò le tue parole per un momento, breve o lungo, è indifferente.
So solo che mi avverti di quel che accade e io non ti chiedo nulla, perché l’unica cosa che mi riguarda è che ti accadono catastrofi per cui non stai con me. La misura della tua assenza e della tua presenza su cui io non so indagare. “Non mi chiedi mai nulla” mi dici, sorridendo. E io ti spiego che non è per disinteresse, che non è per egoismo. Non ti chiedo nulla perché la tua vita con le sue gioie e le sue catastrofi non è mia, non mi riguarda.
Vorrei che mi riguardasse. Lo vorrei tanto. Vorrei chiederti notizie e darti un po’ delle mie preoccupazioni, vorrei prendermi qualche responsabilità sul tuo stare bene e il tuo essere felice e darti un appoggio per quando sei stanco di rimediare alle catastrofi.
Ma tutto quello che sono autorizzata a sapere è se ci sei o no. Non i motivi. Non i motivi per cui non ci sei, soprattutto. Quelli vengono per ultimi, assolutamente ultimi. Se dovessi iniziare a chiederti qualcosa inizierei a chiederti i motivi della tua presenza. Perché ci sei? Ti chiederei, quanto hai intenzione di esserci? No, non per intensità, quello lo so. Ma per durata? Quanto ti fermi? Quando te ne andrai? Ti va di restare? Ti chiederei di restare. Ti chiederei di stare con me, sempre. E tu mi diresti che non puoi. O che non vuoi, che poi è uguale. E dovrei allora chiederti il perché e tornare così ad indagare sulla tua assenza.
Per questo non ti chiedo nulla.
Mi basta sapere che ti succedono delle catastrofi, dei terremoti, degli allagamenti, delle eruzioni vulcaniche e delle invasioni di cavallette che ti portano via da me per qualche minuto, per qualche ora. E io non voglio sapere se sono anche io una piccola catastrofe che ti è successa e che ti ha portato via altrove, da qualcosa, da qualcuno.
Facciamo delle cose insieme. Secondo me siamo capaci. Facciamo delle cose insieme. E quando non possiamo essere insieme non facciamoci domande. Abbiamo catastrofi a cui rimediare senza diventare noi stessi una catastrofe l’uno per l’altro. Vorrei. Non fraintendermi. Vorrei. Essere il centro del tuo universo per cui quando piove e tutto si allaga tu corri fuori a controllare.
Per me, per farmi stare asciutta e al sicuro. E io ti passerei gli stracci e i sorrisi e ti terrei al sicuro dai venti e dalle frane, soffierei via i tornadi e schiaccerei i terremoti con i piedi. E tu mi abbracceresti senza dover più scappare fuori ed avvertirmi della tua assenza. Perché saremmo insieme davvero davvero e non avremmo bisogno di giustificare le sparizioni momentanee.
Lo vedi? In ogni caso non servirebbe farti domande e indagare. Niente. Per ora resto qui, dall’altra parte delle tue responsabilità. Resto qui al caldo e all’asciutto. Spero solo che quando tu sarai fuori, lontano da me, a controllare le catastrofi e gli allagamenti, tu sia al sicuro. E al caldo, e all’asciutto. Anche se non dipende da me.
E se non ho il diritto di sapere se lei è abbastanza da tenerti vivo in mezzo a tutte queste catastrofi non voglio avere il dovere di preoccuparmi. Grazie però per avermi avvertito. So che posso ancora aspettarti, so che poi tornerai da me. Nell’assurdo tentativo di non volersi prendere responsabilità e non voler sapere nulla di quel che accade nelle assenze reciproche siamo riusciti comunque a creare uno spazio di sincerità.
Io da qui non voglio mai tornare indietro, mai.
Però se mi dicessi “chiedimi tutto e sarò per sempre tuo” io ti risponderei “raccontami tutto e sarò per sempre tua”.
Lettera d’amore n° 1045 « Grazia Magazine Blogs (via batchiara) (via inveceerauncalesse)
(via inveceerauncalesse)
Due settimane…?
Easy.
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Non è quello che non mi dai. È quello che non ti prendi.
Non è facile da spiegare né a voce né scrivendolo. Parliamo di sensazioni a pelle, parliamo come sempre di muri. A volte mi sento come se tra noi ci fosse una membrana tipo guanto usa e getta. Qualcosa di elastico che mi consente di avvicinarmi ma che mi tiene comunque a distanza. Qualcosa di elastico di cui non conosco la flessibilità, e per questo ho paura mi rimbalzi via quando meno me l’aspetto, con un’espressione stupida e delusa stile Wile Coyote quando si sente a un passo dall’afferrare Bip Bip e qualcosa lo catapulta via.
Mi sento sempre più vicina a te, eppure ancora così lontana. Dopo un anno di mi sento, avrei forse bisogno di certezze. Lo so, le parole sono fonte di malintesi. Mai come prima d’ora in vita mia l’ho sperimentato con mano, non so quanto tu sia fan della filosofia spicciola di Saint-Exupery ma sembra che questa frase ti appartenga in modo vagamente religioso.
Però a volte mi farebbe bene sentirmi dire.
Che so, che sono importante per te. Che senza di me magari non è peggio, ma è comunque diverso. Che quando ti sono accanto conta. Se ogni tanto un futuro con me te lo immagini.
Così magari quando mi vengono queste malinconie, quando mi chiedo se dimenticarti di un appuntamento con me non significhi qualcosa di cui non ci stiamo accorgendo, quando mi chiedo se tu mi voglia veramente al tuo fianco o se io sia semplicemente una parte piacevole del tuo presente che dovrebbe rimanere una parte a sé, magari avrei qualche elemento in più per frenarmi dal dipingermi scenari idioti in testa, e magari eviterei di piangere a dirotto ascoltando i Sigur Ros a ciclo continuo.
Certo, accorgermi di queste cose un giorno prima di un momento difficile per te non è esattamente quello che si dice un tempismo esemplare. Giuro, mi impegnerò per te ancora di più a scacciare questi pensieri. Ma vorrei tanto che fosse più facile. Vorrei tanto saperle, le cose, toccarle con mano, scolpirle nelle orecchie, e non dedurle, e sentirle sempre, e basta.
Oggi ho capito che cosa gli fai agli uomini non è poi un gran complimento.
Cosa farò mai io agli uomini per fargli sentire che con me o senza di me è lo stesso? Che è indifferente come mi si tratta e cosa mi si dice o non mi si dice, che tanto ci sarò sempre e sarà tutto esattamente uguale?
Cosa si dovrà mai fare agli uomini per fargli capire, per una volta in vita mia, che il fatto che ci sarò sempre non implica che io non rimanga, ma irrimediabilmente ferita?
28 Days.
- Andrea: Tanto perché tu lo sappia, non volevo farmi fuori o cose del genere.
- Gwen: Ah, bene...
- Andrea: Ogni tanto mi prende la voglia di tagliarmi.
- Gwen: ...Ma non fa male?
- Andrea: Fa sentire meglio...
- Gwen: Meglio di come?!
- Andrea: ...Di come stai sempre.
Che la terra ti sia finalmente lieve
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
[Alda Merini, Terra d’Amore, 2003]
Questa pizzeria è l’unica cosa che mi manca della mia ex.
Le persone tornano, tornano, tornano infinite volte non rendendosi conto che bastava rimanere, rimanere una sola volta.
(via inveceerauncalesse)